AI for Good, dall’ONU una nuova idea di condivisione

Trasparenza

L’Intelligenza artificiale sta subendo un balzo evolutivo quasi sbalorditivo. Gli investimenti in questo campo si moltiplicano giornalmente, creando una corsa all’oro dal sapore innovativo che sta rivoluzionando ogni tipo di impresa. Come previsto da Bernard Marr, autore di best seller e consigliere strategico di governi e imprese, l’innovazione tecnologica sta portando le AI a scontrarsi con una serie di campi di difficile permeabilità, terreni scivolosi dove la fiducia in esse riposta è labile e vacillante. Questo per due motivi: il primo, perché si teme un uso sconsiderato della AI da parte di regimi autoritari, che le userebbero per ledere la libertà d’espressione e di stampa dei cittadini. Il secondo perché le AI sono ancora legate a quel concetto di scatola nera che raccoglie dati senza il consenso dei diretti interessati, spesso in maniera non legale. La trasparenza di questi algoritmi, dunque, porrebbe le basi per una AI più forte e più sicura.

The “AI for Good” Global Summit

Proprio in quest’ottica si è tenuto a Ginevra il 3° “AI for Good” Global Summit, un expo delle tecnologie ICT promosso dall’ONU. Quest’anno il tema centrale era proprio il bene – inteso come progresso, come conoscenza, come sviluppo – che le AI riusciranno a portare nel prossimo futuro. Tra le tante idee innovative lanciate, una in particolare sembra spiccare brillantemente tra tutte: quella relativa agli “AI Commons”. Tutto parte da una domanda: come trasformare questa tecnologia da appannaggio di pochi a strumento di molti. Soluzione: creare un framework di collaborazione condiviso fra stati, organizzazioni, aziende e anche singoli cittadini, così da rendere gli algoritmi condivisibili, migliorabili e, soprattutto, sicuri. La creazione, insomma, di un sistema decentrato che democratizzi il processo con cui si sfrutta l’AI per il problem-solving.

AI Commons, cosa sono

Come funzioneranno realmente questi AI Commons? Le aziende e coloro che si uniranno a questa rete avranno a disposizione un pool di specialisti di Intelligenza Artificiale che coopereranno con loro, al fine di migliorare e implementare questa tecnologia rendendola condivisibile. Con la libera circolazione di data set, di ambienti di simulazione, di software, di risorse di calcolo, l’infrastruttura abilitante degli AI Commons permetterà di chiudere il gap tra chi sviluppa e chi utilizza l’AI e di ottenere un impatto reale e globale dai progetti che applicano l’intelligenza artificiale a molteplici settori, dall’istruzione alla sanità, dalla parità di genere all’uguaglianza sociale, dalla ricerca spaziale alla mobilità sicura e pulita. Di creare insomma l’Intelligenza Artificiale del futuro. Chiara, corretta e condivisa. Senza angoli bui né zone grigie.

Le parole dell’esperto

L’IA avrà il maggiore impatto quando tutti potranno accedere ai suoi benefici”, afferma con forza il segretario generale dell’UIT Houlin Zhao. D’altra parte, ogni governo, azienda, università, istituzione internazionale, organizzazione della società civile e ognuno di noi dovrebbe considerare il modo migliore di collaborare per garantire che l’intelligenza artificiale diventi una forza positiva per l’umanità. Al centro di tutto questo – prosegue – ci sono dati: l’intelligenza artificiale e i dati devono essere una risorsa condivisa se vogliamo seriamente ridimensionare ciò che l’intelligenza artificiale significa. La comunità che sostiene il summit sta creando un’infrastruttura per accrescere la loro collaborazione, per convertire i principi alla base del summit in un impatto globalmente accettato”.

 

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