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Decreto Semplificazioni e DLT: ecco tutte le novità

Da qualche mese a questa parte, con le ultime disposizioni del Consiglio dei Ministri sul “Decreto Semplificazioni 2019” – di cui abbiamo già trattato -, l’Italia ha finalmente iniziato a mettere in chiaro la definizione e l’attuazione della tecnologia dei “registri distribuiti”. A fronte di una bozza iniziale davvero rivoluzionaria, l’ultimo testo del decreto sembra però aver compiuto qualche passo indietro sulla questione di attestazione di validità. Se nella prima versione infatti trovavamo una sorta di equiparazione tra Registri Distribuiti e firme elettroniche, che avrebbe confermato la validità delle DLT a tutti gli effetti, oggi notiamo qualche sottile differenza, che in qualche modo “depotenzia” quello che inizialmente sembrava una tecnologia applicabile a 360 gradi.

Le modifiche al testo

Lo scorso 3 dicembre, durante le consultazioni, lo stesso Governo ha proposto una differente versione del decreto semplificazioni. All’art 2, pur mantenendo inalterata la carica “ideale” alla base della definizione di registri distribuiti contenuta nel primo comma, ne attenua la portata dal punto di vista giuridico nei commi successivi. Ciò assegna alla blockchain un valore probatorio differente rispetto a quello inizialmente designato: sarà sempre una validazione elettronica, ma risultante da un procedimento che dovrà essere rispettoso delle regole che dovrà emettere l’Agid entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

La “validazione temporale elettronica”

Un altro chiarimento necessario, preso prima in considerazione ma non sviluppato, è quello della validazione temporale elettronica. Secondo l’art. 3, 1° comma, n. 33 la validazione temporale elettronica consiste in dati in forma elettronica che collegano altri dati in forma elettronica a una particolare ora e data, così da provare che questi ultimi esistevano in quel momento. ll secondo comma del decreto è stato modificato stabilendo un’equivalenza tra la condivisione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti e, dal punto di vista degli effetti giuridici, la validazione temporale elettronica di cui all’art. 41 del Regolamento (UE) n. 910/2014 (cd. eIDAS). Qui cogliamo delle disposizioni sostanzialmente differenti rispetto al testo precedente, che forniscono una più chiara definizione circa la validità ed efficacia dei documenti informatici. Troviamo dunque due differenti tipi di validazione – disciplinate dall’art. 41 del Regolamento eIDAS, è bene ricordarlo -.

Validazione “semplice” o “qualificata”?

La prima è quella “semplice”, alla quale, stabilisce il Regolamento, non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica. La seconda quella definibile come “qualificata” che, ai sensi dell’art. 41, 2° comma, gode di una presunzione di accuratezza della data e dell’ora che indica e di integrità dei dati ai quali tale data ed ora è associata. Tirando le somme, possiamo dire che con questo disegno le validazioni temporali assumono – entrambe – valore giuridico. A quella “semplice” non può essere negato effetto giuridico ed ammissibilità come prova nei procedimenti giudiziari: è infatti chi la produce che deve dimostrare l’attendibilità di tale prova, validando l’esistenza del documento informatico alla data ed ora in essa indicata. La validazione temporale elettronica “qualificata” invece, ha l’effetto di invertire l’onere della prova, addossando su colui contro cui è prodotto il documento informatico l’onere di dimostrare che la data ed ora indicati nella validazione temporale non sono attendibili.

Uno sguardo al futuro: i Pro del Decreto

Dove dunque verranno direttamente applicati questi registri? E dove invece non riusciranno a prendere posto? Sicuramente, uno dei temi più rassicuranti che emergono da questo decreto è la possibilità di utilizzare la blockchain in tutte quelle filiere – agroalimentari e industriali – laddove ciò che conta non è tanto la precisione temporale della transazione – che dovrà essere valutata dal giudice -. Tutti quei frangenti in cui, insomma, il controllo sulla produzione dei beni fornirebbe una tracciatura dei prodotti accurata e specifica, snellendo la linea di controllo della produzione. Ma non solo. Si pensi, ad esempio, alla sua possibile rilevanza nell’esercitare il diritto d’autore. O ancora, al settore di riconoscimento automatico dei titoli di studio. Le applicazioni, insomma, sembrerebbero non mancare.

Un piccolo passo indietro: i Contro del Decreto

Con questa disposizione, però, viene meno la possibilità di affiancare i registri distribuiti alla contrattualistica smart – e a quella tradizionale -, mancando la validità giuridica automatica della sottoscrizione, o comunque l’equiparazione alla forma scritta. Di conseguenza, qui verrebbero meno tutte quelle applicazioni auspicate precedentemente, che ponevano la loro base sulla validazione temporale dei documenti. Si pensi ad esempio agli atti amministrativi, o alla documentazione editata dalle Pubbliche Amministrazioni. In altre parole, in casi come quelli sopra menzionati, e fino a quando le DLT non riusciranno a garantire una maggior congruenza tra il momento dell’inserimento della transazione e la registrazione della stessa, probabilmente si dovranno continuare ad adottare gli stessi elementi, idonei ad attestare una validazione temporale qualificata.

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