Da Facebook ad Applepay: se la finanza incontra il Tech

 «È tutto molto aperto», avverte Fabio Panetta. In effetti il mondo sta cambiando vorticosamente e un nuovo universo prende il posto del vecchio. «Entro dieci anni le banche italiane saranno diverse», stima il vice direttore generale della Banca d’Italia, ragionando sulla sfida del Fintech, la finanza che corre sul web. Non sarà una ribalta da poco. «Andrà a finire che gli istituti di credito più innovativi e avanzati compreranno le società del Fintech», chiosa. Oppure «che le Fintech compreranno loro».

Le avvisaglie, però, si erano già manifestate. Non è passato molto da quando Facebook tentò, sia pure con scarso successo, di lanciare i Credits, una moneta virtuale per permettere ai suoi utenti di compiere transazioni online. Nonostante l’irrealizzabilità del progetto, il CEO di Facebook non si è arreso: così nel 2017 è riuscito ad ottenere la possibilità di aprire un conto in Irlanda “battendo” moneta elettronica, e venendo autorizzato ad effettuare movimenti di denaro all’interno dell’UE. Possibilità che non è passata inosservata agli occhi delle aziende concorrenti.

Qualche settimana fa l’Executive Chairman della banca spagnola Bbva, Francisco Gonzales, ha confermato le preoccupazioni che già ronzavano nella testa di molti. “Se per fare prestiti devo rispettare alcune regole di capitalizzazione, le stesse regole dovrebbero valere per tutti”.  Concetto ineccepibile dal punto di vista logico, ma che nel campo dell’e-commerce diventa problematico. Gonzales prosegue affermando come aziende quali Facebook e Amazon nel mondo occidentale e Alibabà e Tencent in quello orientale assumeranno il ruolo di banche: in mancanza di leggi specifiche, e non rispondendo agli stessi criteri finanziari che regolamentano il mondo del mercato online, queste grandi aziende avrebbero una libertà di movimento sicuramente molto ampia.

Proprio nel mese di febbraio il colosso di Jeff Bezos ha stretto un accordo con Bank of America Merryl Linch per potenziare la sua rete di prestiti, denominata Amazon Lending: una piattaforma per favorire prestiti alle piccole imprese creata nel lontano 2011, che però ha marciato, secondo alcuni volutamente, a rilento negli ultimi anni. È un programma solo su invito: non tutti possono accedervi, soprattutto i singoli privati. Esso eroga prestiti da 1.000 a 750.000 dollari, con tempi di restituzione fino a un anno (tassi tra il 6 ed il 14%), per le aziende che potrebbero avere difficoltà ad ottenere prestiti tradizionali. Con una linea di credito da circa 600 milioni di dollari, il gigante dell’e-commerce approda definitivamente in campo finanziario. Creando non poco scompiglio tra le aziende concorrenti.

C’è anche però chi in questo panorama non vede solo il bicchiere mezzo vuoto. È il caso di Ralph Hamers, CEO di ING Group, che in un’intervista rilasciata al Financial Times ha sottolineato: “I giganti di Internet hanno molte più risorse di noi. E possiedono molte più informazioni sulla clientela. Come società, dovremmo preoccuparci di questa concentrazione di potere”. Se da una parte è vero che la concorrenza delle big tech potrebbe danneggiare gli operatori tradizionali, dall’altra la possibilità di creare più ponti che muri fra i due mondi vedrebbe la nascita di un mercato dalle proporzioni titaniche, a metà tra i fronti e con in mano le armi di entrambi.

Sembrano quindi profilarsi all’orizzonte due differenti scenari.

Nel primo, se le big tech decideranno di muoversi autonomamente, subiranno forti pressioni per venire assoggettate alle stesse normative e controlli previsti per le banche del sistema Finance. Nel secondo, grandi banche e big tech potrebbero fondersi in entità senza precedenti, per dimensioni e penetrazione del mercato. Fra le tante conseguenze, i loro sistemi di controllo dovranno divenire altrettanto capillari e complessi, per mantenere efficacia e sostenibilità.

Comunque vada, le funzioni di controllo si trovano di fronte a una sfida unica. Una sfida che non potranno vincere (ironia della sorte?), senza trasformare a loro volta processi e strumenti tradizionali con l’utilizzo sempre più spinto delle nuove tecnologie.