Forum sostenibilità

Forum per la Finanza Sostenibile: un passo avanti per un’economia green

Torniamo oggi a parlare di  un tema – di cui abbiamo già scritto  – che, in questo periodo, rimbalza da un lato all’altro del mondo: la sostenibilità. Con la sottoscrizione degli Obbiettivi sullo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e dell’Accordo di Parigi sul clima nel 2015, l’Unione Europea ha posto la sostenibilità ambientale e sociale al centro delle proprie politiche. In particolare, la Commissione Europea sostiene la transizione verso  un modello di sviluppo economico circolare, a bassa concentrazione di carbonio e improntato alla massima efficienza energetica. Per ottenere questi risultati, la Commissione ha stimato una spesa di 180 miliardi di euro annui in aggiunta a quelli già stanziati: pertanto, il coinvolgimento del settore privato sarà essenziale. A dicembre del 2016 è infine stato istituito un gruppo di esperti – High-Level Expert Group on Sustainable Finance, o HLEG – le cui raccomandazioni hanno portato la Commissione a creare e pubblicare un Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile.

Il Forum per la Finanza Sostenibile

È proprio partendo da questi presupposti che il 19 novembre 2019 si è tenuto il Forum per la Finanza Sostenibile, organizzato proprio da Finanza Sostenibile, un’associazione no profit nata nel 2001 che in una logica di multi-stakeholder ha raccolto a sé operatori finanziari e altre organizzazioni legati da un interesse comune: mitigare l’impatto ambientale e sociale degli investimenti finanziari. Attraverso una moltitudine di strumenti: dalla voluntary disclosure ai benchmark di sostenibilità, dagli investimenti sostenibili ai green bonds. Promuovendo la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile con l’obbiettivo di diffondere t’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance, l’organizzazione ha coinvolto sempre più realtà aziendali, divenendo un punto fermo nella lotta alla sostenibilità. Quest’anno, anche NIKE Group era presente. Il forum è membro riconosciuto Eurosif, un’associazione impegnata a promuovere la finanza sostenibile nei mercati europei, in una logica di collaborazione multinazionale. Hanno partecipato all’evento membri della CONSOB, dell’ABI e di molte realtà italiane, compresi giornalisti ed economisti di rilievo.

SRI, uno strumento valido

Gli argomenti affrontati al Forum sono stati molti, tutti di estrema rilevanza ed attualità. Volendo fare un po’ di chiarezza possiamo declinare alcuni temi principali, che andremo ad affrontare. Il primo è sicuramente quello degli Investimenti responsabili e sostenibili – Sustainable and Responsable Invesment, o SRI -. Affermandosi sempre più a livello mondiale, questi investimenti mirano a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo. Essi si basano sulla definizione di criteri condivisi dal quale partire, puntando forte su chiarezza e trasparenza per accrescere la fiducia dei risparmiatori nei confronti di strumenti finanziari “sostenibili”. Proprio nella mancata definizione comune di investimento sostenibile, gli SRI trovano il loro principale ostacolo. Dall’inizio del 2018, questi investimenti hanno generato investimenti globali per 30,7 mila miliardi di dollari, di cui l’Europa rappresenta il 46% del totale. Un numero incoraggiante.

Disclosure ESG, un passo fondamentale

La rendicontazione sull’integrazione dei fattori di sostenibilità da parte degli investitori istituzionali è sicuramente un fattore fondamentale. Pur essendo regolato da due differenti direttive – IORP II / Shareholder Rights II – molti ancora preferiscono non adottare nessun sistema di criteri ESG: questi soggetti sono però comunque obbligati a motivarne la scelta, secondo il principio di comply or explain. Ciò accade per un motivo preciso: troppo spesso i criteri ESG non vengono adottati in maniera sistematica da parte degli operatori dell’industria finanziaria con la conseguenza che gli investitori finali non ricevono informazioni chiare, complete e comparabili, quindi dalla dubbia interpretazione. A maggio 2018 la Commissione ha pubblicato una proposta di regolamento più stringente sulla disclosure, puntando su tre princìpi: rendere i mercati più consapevoli, creare una neutralità normativa che prevede l’applicabilità delle disposizioni da parte di tutti gli operatori di mercato coinvolti e promulgare la parità di condizioni fra settori. Inoltre, secondo il regolamento  – IORP II – gli investitori e i consulenti sono tenuti a pubblicare, sui loro siti, le politiche di integrazione dei rischi ESG, la valutazione dei potenziali impatti negativi in termine di sostenibilità, dimostrando coerenza tra politiche remunerative con i rischi di sostenibilità.

Benchmark di sostenibilità, la sfida europea

Pur essendo già presenti sul mercato, la definizione di benchmark sostenibili è estremamente ampia. Quelli più condivisi sono composti da titoli selezionati in base alle performance ESG degli emittenti secondo diverse strategie SRI. Si passa dall’esclusione dei settori considerati controversi – exclusion -, alla selezione degli emittenti migliori – best in class – fino alla focalizzazione su uno o più temi di sostenibilità – tematic index -. Tutta questa eterogeneità delle metodologie utilizzate ha però in qualche modo compromesso la trasparenza dei processi, influendo sulla loro affidabilità. Proprio per questo motivo la Commissione Europea ha trovato necessario creare dei benchmark ad hoc: quelli più importanti, però, sono sicuramente due. I primi, i benchmark di transizione climatica – EU Climate Transition Benchmark – creano le condizioni ideali per indirizzare il portafoglio delle società verso una progressiva decarbonizzazione, avallata da stringenti criteri scientifici. I secondi, i benchmark allineati all’accordo di Parigi – EU Paris-aligned Benchmark – selezionano i titoli emessi dalla azienda il cui livello di emissioni sia coerente e compatibile con i relativi Accordi di Parigi sul clima.

Green Bond, le obbligazioni “verdi”

Vengono definiti green bond quei titoli di debito associati al finanziamento di progetti con ricadute positive in termini ambientali. Sono una grande opportunità per aumentare la disponibilità di capitali necessari alla transizione verso un’economia più sostenibile, riducendo i costi del debito per quei progetti con ripercussioni ambientali positive. È un mercato in forte espansione: il 2018 ha visto l’emissione di titoli verdi per un valore complessivo 167 miliardi di euro, in cui l’Europa fa da apripista. Con l’Italia al sesto posto in classifica, avendo emesso titoli per 10 miliardi di euro. Al momento, non esiste una definizione condivisa di green bond: lo standard al momento più diffuso è quello dei Green Bond Principles – GBP – creati dall’International Capital Market Association – ICMA -. Essi impattano quattro aree: l’utilizzo dei ricavi, la valutazione e la selezione dei progetti, la gestione dei ricavi e la rendicontazione finale. La scarsa chiarezza sui settori economici finanziabili e sui vantaggi economici per gli emittenti, però, non hanno contribuito allo sviluppo del mercato: per questo, la HLEG ha proposto di identificare dei Green Bond Standards – GBS – al fine di fare più chiarezza sugli aspetti ancora controversi della questione, creando un sistema di criteri condivisi a livello europeo per la loro emissione.

La transizione verso un’economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio è necessaria se vogliamo limitare i rischi che i cambiamenti climatici pongono per il benessere dei cittadini. Il settore finanziario, le banche centrali e le autorità di vigilanza non possono supplire alle politiche necessarie a “decarbonizzare” i nostri sistemi energetici, ma possono svolgere un ruolo importante per favorire tale processo”. NIKE Group  sta integrando nei suoi modelli di internal governance anche queste tematiche di adesione e conformità ai principi di sostenibilità, aderendo alle diverse proposte messe in campo per un futuro più green.

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