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ICT, sintesi del mercato 2019: su IT, giù TelCo

Nuovi investimenti, vecchie conoscenze

La crescita delle tecnologie IcT sta compiendo passi da gigante di mese in mese. Grazie alle numerose nuove regolamentazioni che stanno pervenendo sia a livello nazionale che europeo, il “perimetro cibernetico” – che in Italia ha già avuto il benestare del Cdm – inizia ad essere concretamente visibile all’orizzonte. Nel Belpaese troviamo però una dicotomia in merito all’evoluzione tecnologica: se da una parte è vero che moltissimi pionieri appaiano già proiettati e saldamente posizionati nei mondi dell’Intelligenza Artificiale, della Blockchain e del machine learning, dall’altra il mercato italiano – nel suo insieme – non sembra aver ancora recepito e metabolizzato gli imperativi di questa fase. Nonostante questo, il panorama ICT italiano è più fiorente che mai: gli investimenti relativi al 2019 si sono concretizzati in una spesa che supera i 31 miliardi di euro, in crescita del 2.3% rispetto l’anno precedente. E si prevede che, seppur in percentuale minore, continueranno a crescere anche nei prossimi anni. Una bella sfida da raccogliere, non c’è che dire.

Digital si, ma come?

È questo quanto emerge dall’Assintel Report 2020 realizzato con CFMT– Centro di Formazione Management del Terziario – e Idc Italia. Tutto ciò spingerà le aziende in direzioni diverse: da una parte si renderà necessario – se non obbligatorio – adottare sistemi nuovi, veloci e in continua evoluzione; dall’altra toccherà potenziare tutte quelle soft skill che permetteranno ai dipendenti di gestire al meglio questi sistemi. In questa corsa evolutiva possiamo identificare immediatamente, all’interno delle dinamiche aziendali, due tipi di atteggiamenti diversi: da una parte troviamo le aziende Digital Determined, determinate appunto a costruire le competenze necessarie atte ad erogare servizi digitali iper-personalizzati e su larga scala, spingendo molto sull’innovazione e sull’evoluzione tecnologica. Dall’altra, troviamo quelle Digital Distraught: tutte quelle aziende che più che cavalcare l’onda dell’innovazione, ne verranno travolte. Scosse dalle nuove evoluzioni, queste troveranno difficile competere in mercati così complessi e dinamici, finendo sfortunatamente per esserne divorate.

Dati alla mano: su IT, giù TelCo

Volendo dare una lettura più precisa, il mercato italiano si sviluppa principalmente intorno a due componenti principali: IT e Telecomunicazioni. I trends, ovviamente, sono molto diversi per le due tecnologie. Il settore delle Telecomunicazioni vede nel 2019 una forte flessione sui suoi investimenti, con un valore che si attesta intorno ai 6,9 miliardi di euro, in diminuzione del -2,7% dal 2018. Dati che, guardando avanti, vanno solo a peggiorare: si prevede che per il periodo 2018-2022 la decrescita continuerà a ritmi del -2% annuo, che porterà il mercato ad un valore complessivo di 6,5 miliardi. Fa da contraltare il settore dell’Information Technology, che nel 2019 registra una spesa complessiva superiore ai 24,2 miliardi di euro, in crescita del 3,8% rispetto al 2018. Nel 2020, con una crescita dell’1,9% rispetto al 2019, questo mercato raggiungerà i 24,7 miliardi di euro, grazie soprattutto alla componente Software – nel 2020 pari a 7,3 miliardi di euro, +6,3% rispetto al 2019 -. Tale trend è previsto consolidarsi anche negli anni successivi con una crescita complessiva degli investimenti IT per il periodo 2018-2022 pari al 2,6%, che porterà tale mercato a un valore di poco inferiore ai 26 miliardi di euro nel 2022.

Reskilling e soft skills: il valore aggiunto

Non sono solo le tecnologie che si andranno sviluppando, ma parallelamente anche coloro che le utilizzano – le persone fisiche – poiché dovranno integrare tutte queste nuove declinazioni cibernetiche all’interno della propria vita quotidiana. Coloro che ridisegneranno i modelli di business e che porranno al centro dell’attenzione la valorizzazione dei dati e dei clienti, avranno probabilmente più possibilità di cavalcare l’onda dell’evoluzione. Un ruolo significativo lo avrà il Cloud, che si attesta proprio come uno dei cardini della moderna trasformazione tecnologica: con la decentralizzazione dei dati le possibilità si moltiplicano e i tempi si riducono. Non basterà soltanto questo, però, per riuscire a fare parte di questo “movimento tecnologico”: uno dei fattori discriminanti punterà sicuramente sulla dimensione aziendale, in quanto si prevede che saranno le grandi aziende a fare da motore in questa evoluzione mentre le piccole e medie imprese ne mimeranno i movimenti. Anche quelle che vengono definite soft skill giocheranno un ruolo importantissimo in questa guerra di dati: in un momento in cui più o meno qualsiasi realtà può avere accesso a queste tecnologie, saranno le persone che le impugnano a fare la differenza. Coloro che meglio interpreteranno i cambiamenti, o che impareranno a pensare “trasversalmente” a rappresentare il vero valore aggiunto dell’azienda. Se tutti hanno accesso alle stesse informazioni, vincerà chi saprà sfruttarle meglio. Chi avrà una sufficiente “ibridazione di competenze” per poterne trarre il massimo.