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Una strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale

Una visione condivisa

Una strategia per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale italiana. È questo ciò che, volendo brutalmente sintetizzare, è emerso dalla Consultazione emanata dal Ministero dell’Economia e lo Sviluppo – da qui in poi MISE -. Redatta da un gruppo di esperti indipendenti sull’intelligenza artificiale – chiamati in causa dal MISE stesso – questa consultazione rappresenta un enorme passo in avanti per la realizzazione di un network di IA condiviso, sicuro e al 100% italiano, collocandosi nel più ampio “Piano coordinato” europeo. L’obiettivo perseguito dal gruppo è chiarissimo: realizzare una strategia ambiziosa, che consenta al paese di avviare una fase di rinascimento economico, sociale ed ambientale, che passi per la strada dell’ecosostenibile. Per arrivare, prima o poi, ad una completa trasformazione digitale del tessuto della nostra società. Attraverso delle vere e proprie linee guida infatti, il MISE intende in realtà gettare le basi per un’etica condivisa – probabilmente sull’onda della TrustWorthy AI europea, di cui abbiamo già scritto – in grado di fugare ogni dubbio sul corretto e sano utilizzo di tale tecnologia. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, diceva lo zio di un famoso supereroe. E il potere di queste tecnologie, così come il loro sviluppo, è pressoché infinito.

Guardare avanti

Nel documento troviamo diversi elementi cardine di una strategia nazionale volta alla creazione di un ecosistema sano, affidabile e competitivo. Un punto fermo è sicuramente la proposta di usare queste tecnologie per migliorare la produzione, la gestione e la distribuzione dell’energia. Queste forti ambizioni sono da coniugare con la volontà del Ministero di far compiere al paese un concreto balzo evolutivo nel piano energetico nazionale. È indubbiamente una bella sfida, soprattutto perché per la sua concretizzazione toccherebbe dotarsi di una struttura di governance coerente, articolata da un continuo coordinamento di diversi componenti:

  • Un input scientifico fornito dall’ecosistema della ricerca.
  • Una politica regolatoria stringente, volta fortemente all’innovazione.
  • Un monitoraggio, continuo e capillare, degli impatti delle politiche adottate a livello nazionale relative allo sviluppo sostenibile.

Solo attraverso questi continui scambi e interazioni, infatti, sarebbe possibile tenere sotto controllo ogni sviluppo di queste tecnologie. Mitigandone cioè il più possibile le interferenze e i rischi ad esse connesse.

Gli impatti: dove e come avverranno

Secondo il MISE, vi saranno alcuni settori che maggiormente subiranno le ricadute di questo progresso. Gli impatti interesseranno più o meno tutti i campi, data l’interdisciplinarietà della materia; segnaliamo però quelli più colpiti.

  • Istruzione e formazione dell’individuo: una delle conseguenze più evidenti sarà la scomparsa di alcune mansioni e la creazione di altre. Con l’avvento delle AI sarà utile investire sulla creazione di dottorati atti a formare figure professionali competenti e altamente specializzate, nonché garantire loro un continuo – e necessario – aggiornamento, proprio a causa dei repentini sviluppi di tali tecnologie. Inoltre, la creazione di un passaporto lavorativo trasferibile personal learning account – renderebbe più facile l’interazione tra datori di lavoro e lavoratori, conoscendo immediatamente le competenze acquisite dal colloquiante tramite la propria formazione e occupazione.
  • Protezione dei consumatori e garanzia della concorrenza: è un cambiamento importante. In sostanza, con l’avvento delle IA gli utenti-consumatori non verranno più indicati come “soggetti deboli” e degni di una protezione particolare a loro tutela: essi saranno invece soggetti attivi nei nuovi mercati digitali, potendo in prima persona prendere parte nell’utilizzo di tali tecnologie. Qui si colloca il quadro più ampio – che non tratteremo al momento – relativo al risarcimento di un danno subito in seguito all’utilizzo delle IA.
I rischi: non solo economici

Non è tutto oro quel che luccica: ci sono infatti diversi aspetti della questione che hanno degli alti coefficienti di rischio. Le IA hanno un potenziale, come abbiamo già detto, pressoché infinito. Un loro uso scorretto potrebbe portare a spiacevoli conseguenze non solo per l’economia, ma anche per l’ambiente e la società in generale. È di vitale importanza accompagnare all’uso di tali tecnologie una loro profonda conoscenza, così da non cadere in errore, anche in maniera non dolosa. I rischi relativi infatti potrebbero essere non necessariamente intenzionali, ma derivati da scarse competenze o da una bassa soglia di awarness. Essi si dividono infatti in:

  • Rischi intenzionali, ossia quelli direttamente collegati ad un uso fraudolento della tecnologia. Ad esempio, una violazione dei diritti fondamentali, oppure la realizzazione di attacchi informatici. O ancora, l’influenza dell’opinione pubblica, la manipolazione di voti o di persone, la falsificazione di documenti e molto altro.
  • Rischi non intenzionali, cioè quelli derivati dall’interazione uomo-macchina o da quella macchina-macchina, che possono generare conseguenze imprevedibili e ovviamente imputabili quasi sempre all’errore umano.

A questi andrebbero aggiunti anche dei rischi ambientali, relativi a diversi aspetti. Non solo l’enorme quantità di energia che serve a fare funzionare le macchine, ma anche il forte impoverimento di quelle “terre rare” – ossia elementi chimici estremamente preziosi, utilizzati per superconduttori, magneti, catalizzatori, fibre ottiche ecc. – che servono a creare le cellule madri necessarie alla nascita di queste nuove tech.

NIKE&IA: una sfida aperta

Anche noi di NIKE crediamo in questo cambiamento: proprio per questo attraverso la nostra business line Security&Innovation stiamo investendo nella creazione e nel potenziamento delle intelligenze artificiali. Perché crediamo nel futuro. Un futuro dal sapore decisamente RegTech.