Moneta Libra

LIBRA, la nuova sfida di Zuckerberg

L’avvento di LIBRA

La scorsa settimana Mark Zuckerberg ha annunciato al mondo intero il lancio di “Libra”, un progetto che avrà l’obiettivo di creare una nuova moneta, semplice e sicura, da utilizzare all’interno di un’infrastruttura finanziaria resa disponibile a miliardi di persone. La comunità finanziaria mondiale ha reagito immediatamente, in modo approssimativo e scomposto, evidenziando poca lucidità e soprattutto poca comprensione di quel che, probabilmente, accadrà. Al di là dello speech di Zuckerberg, le uniche altre informazioni disponibili sono reperibili all’interno di un white paper pubblicato sulla rete dai membri della “Libra Association”, dal titolo “An Introduction to Libra”. Proviamo allora a spiegare, anche ai non addetti ai lavori, quel che si propone di essere “Libra”, fra un anno o poco più, analizzando quanto descritto nel paper.

Alcune osservazioni

Zuckerberg parte osservando alcuni aspetti della realtà attuale:

  1. L’avvento di Internet ha consentito, a miliardi di persone, di avere accesso ad un patrimonio di informazioni pressoché illimitato, trasferibili a costi bassissimi e in modo molto semplice; per accedere a questi servizi è oggi sufficiente possedere uno smartphone;
  2. Il sistema finanziario – ossia Banche e circuiti di pagamento -, al momento si trova in una condizione paragonabile a quella del sistema delle Telecomunicazioni nell’era “pre-internet”. Se vent’anni fa il costo di un SMS era di 16 cent/msg, ora questo costo si è di fatto azzerato. Il costo medio per un trasferimento di denaro – bonifico bancario-, invece, è uguale a quello di vent’anni fa;
  3. Il sistema finanziario è ancora molto poco inclusivo: 1,7 miliardi di persone non sono state raggiunte dalle banche ma, di queste, 1 miliardo posseggono uno smartphone e mezzo miliardo una connessione ad Internet.

Da qui l’opportunità di andare a prendere quel miliardo di individui e inserirli in un nuovo ecosistema finanziario, che presenti le caratteristiche di accessibilità e di immediatezza tipiche di internet. Per fare ciò, Zuckerberg afferma che sono necessarie due cose: una “Moneta digitale affidabile” e una “Infrastruttura finanziaria” che possa fungere da piattaforma di scambio.

Due volti noti: cripto valute e blockchain

Esistono da anni due “asset tecnologici” che possono in qualche modo rispondere a questa esigenza: le cripto valute e le blockchain. Ma entrambe, per come si sono sviluppate e sono state implementate finora, non possono risolvere il problema di Zuckerberg. Il progetto “Libra”, muovendo da questo stato dell’arte, punta ad inserire alcuni elementi di novità, creando una nuova cripto valuta e una nuova blockchain. Con l’obiettivo di realizzare un ecosistema finanziario che, di fatto, possa rappresentare un’alternativa a quello attuale.

Obiettivo 1: la stabilità della moneta

Quali sono questi elementi di novità? Il primo, forse in assoluto il più importante e che distinguerà “Libra” dalle altre criptocurrencies, è la stabilità del suo valore. Il limite odierno delle criptocurrencies, bitcoin in primis, è infatti dato dalla estrema volatilità del valore delle stesse. Oggi il valore del bitcoin, ad esempio, è tornato intorno ai 10.000 $, con oscillazioni fortissime nell’arco di pochi mesi. Nessuno potrebbe pensare di accettare in pagamento una moneta con tali oscillazioni di valore. “Libra”, al fine di rendere stabile nel tempo il suo valore, avrà un back-up di riserve “reali”, composte da depositi bancari in monete di “corso legale” quali dollari, euro, yen, oltre che da titoli governativi a breve termine. Ciò viene raggiunto applicando un valore di scambio prefissato che seguirà nel tempo il valore del paniere di asset sottostanti. Questo approccio riporta il sistema monetario al passato più che al futuro, quando le monete nazionali erano legate ad un “sottostante”, l’oro, asset con il quale era garantita la conversione, ad esempio, del dollaro.

Obiettivo 2: i detentori degli asset

Ma chi deterrà questi asset sottostanti? Qui sta un secondo elemento di novità. Gli asset saranno detenuti da un centinaio di Aziende – al momento ne sono state individuate una trentina -, consorziate nella “Libra Association”. Questa associazione avrà due obiettivi primari: il primo sarà quello di detenere le “riserve” (monete e titoli di stato) per mantenere stabile il valore di Libra; il secondo quello di gestire i nodi della blockchain che sarà la piattaforma di scambio di Libra. L’associazione svolgerà quindi da una parte un ruolo simile ad una Banca Centrale, che anziché aggregare Stati membri, come la BCE, aggregherà Aziende prevalentemente multinazionali e, dall’altra, un ruolo simile a quello dei sistemi di pagamento gestiti dai circuiti bancari.

E gli altri players?

Ci sono poi almeno tre categorie di attori che, al momento escluse dal progetto, dovranno prendere posizione.

1) Il sistema bancario è probabilmente quello che più rischia di essere penalizzato. Potrebbe perdere tutto il monte commissioni oggi applicate sui sistemi di pagamento transazionali e in prospettiva, nel caso in cui Libra si affermasse come moneta di scambio diffusa a livello globale, potrebbe perdere il suo ruolo centrale nell’erogazione del credito, soprattutto per il credito al consumo e il microcredito;

2) Gli Stati Nazionali e i Regolatori sono a loro volta in difficoltà nel prendere posizione. Da una parte c’è un’organizzazione che si muove cross-border e con logiche globali, dall’altra Istituzioni che si muovono individualmente e con logiche nazionali;

3) Gli altri Big Players (Amazon, Google, Apple ecc.), che dovranno decidere se accodarsi a questo progetto o se contrastarlo proponendone uno proprio.

Come si vede lo scenario dei prossimi mesi sarà particolarmente interessante e movimentato. Non è detto che la reazione delle Banche, dei Regolatori, degli altri Big Players, non ponga seri ostacoli sul percorso di Zuckerberg. Quel che è certo è che, con l’annuncio della scorsa settimana, Facebook ha realmente posto le basi per realizzare una valuta digitale e un’infrastruttura che potranno, insieme, realizzare il passaggio dall’internet delle informazioni all’internet del valore.