Euro appesi ad asciugare

AML, la sintesi del MEF per il 2018

Un mondo sommerso

Nel corso degli anni, l’innovazione finanziaria e tecnologica ha portato ad un miglioramento degli standard usati per muovere somme di denaro, anche ingenti. Ma se da una parte i servizi Fintech e le cripto valute hanno comportato una semplificazione delle transazioni nella nostra vita quotidiana, dall’altra hanno prodotto un mondo “subacqueo” di finanziamenti illeciti. Un gigantesco mostro fagocitatore che, secondo le stime dell’Office on Drug and Crime delle Nazioni Unite, rappresenta circa tra il 2 e il 5 percento del PIL globale; tradotto in numeri, si concretizza in un giro d’affari di 2000 miliardi di dollari. Una cifra impressionante, considerate le concrete difficoltà nel tracciare i movimenti di simili quantità di liquidi.

La Sintesi del MEF

Recentemente, il sito del MEF è stato aggiornato con la pubblicazione della Sintesi dell’analisi dei rischi nazionali di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo 2018. L’obiettivo dell’analisi è duplice: da una parte la valutazione del livello di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo in Italia, attraverso l’individuazione delle minacce e delle criticità presenti nel sistema economico-sociale nazionale; dall’altro la valutazione dell’efficacia del regime di antiriciclaggio e di contrasto del finanziamento del terrorismo nelle diverse fasi (preventiva, investigativa e repressiva) che riduce i rischi individuati.

Bene e male

In quest’ottica, è emerso come la valutazione del rischio di riciclaggio in Italia si attesti su “molto significativa”, che per i non addetti ai lavori potrebbe essere tradotto in “molto male”. Nella scala di valori adottata per l’analisi ci troviamo al 4° posto, sul gradino più basso, in una situazione pressoché immutata rispetto agli anni passati. Vi sono però anche dati incoraggianti: il sistema di vigilanza e prevenzione adoperato dagli intermediari finanziari appare sostanzialmente robusto e con una buona capillarità sul territorio. La motivazione è da ricercare nell’implementazione dell’approccio basato sul rischio da parte delle autorità competenti, che in qualche modo ha conferito a tutto il sistema una maggiore efficacia nella lotta al riciclaggio di denaro.

Un paese di carta

Uno dei dati che salta subito agli occhi è che la maggior parte delle transazioni all’interno del Belpaese avvengono tramite contanti. L’analisi ha mostrato che in Italia, nel 2018, il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti vendita: l’86% delle transazioni è avvenuto in contanti rispetto al 79% registrato nell’Area euro. Ma con alcune differenze da regione a regione: meno utilizzato al Nord, di più al Centro e al Sud. Questo rappresenta sicuramente un fattore contestuale di rischio per il riciclaggio, ma anche per l’evasione fiscale, che in Italia vale 270 miliardi di euro l’anno e che pesa come un macigno sul debito pubblico.

Qualche indicazione

Nella sintesi vengono fornite alcune informazioni aggiuntive di pubblica utilità. Ai controlli interni previsti per legge e alla vigilanza della Banca d’Italia, dall’IVASS e della CONSOB – ad esempio – si affianca l’operato della UIF e dei reparti della GdF che, nell’ambito dell’attività istituzionale, individuano e contestano le violazioni amministrative di rispettiva competenza. Inoltre, “vanno mantenuti gli strumenti attuali di controllo e le risorse umane ad essi dedicati”. Non solo, secondo l’autorità, è necessario un potenziamento di tali risorse per garantire controlli capillari e pervasivi interventi di formazione che consentano di superare le debolezze insite nelle procedure di verifica, profilatura e monitoraggio dei clienti. Per concludere, il MEF lancia un appello riguardante la necessità di aggiornamento e condivisione degli schemi di anomalia forniti dalla UIF.

 

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