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I “non performing loans”: una priorità dell’Internal Audit

I recenti orientamenti delle autorità di vigilanza impongono impegni sempre più sfidanti per la funzione di Internal Audit.

Infatti, il progetto pluriennale di revisione delle aspettative su ICAAP e ILAAP del 2016, avviato dalla BCE nel 2017, ha lo scopo principale di rendere più solido l’insieme delle aspettative di vigilanza e stabilire guide esaustive per gli enti significativi.

Allo stesso tempo, la Banca Centrale Europea ha illustrato annualmente agli stakeholder le proprie priorità sull’azione di vigilanza.

L’attenzione, in questo caso, ricade sui rischi di credito ed in particolare alla gestione dei non performing loans.

Nel sistema bancario italiano il NPL ratio, sebbene in riduzione sul 2016, permane su livelli  particolarmente elevati e superiori rispetto al sistema Europa; per tale motivo la gestione delle esposizioni deteriorate è interesse primario delle banche italiane.

Dal punto di vista regolamentare, la BCE prima (marzo 2017) e Banca d’Italia poi (gennaio 2018), hanno prodotto rispettivamente le “Linee Guida per le Banche sui crediti deteriorati” e le “Linee Guida per le banche Less Significant italiane in materia di gestione di crediti deteriorati”.

Il 15 marzo u.s. la BCE ha inoltre pubblicato la versione finale del cosiddetto “Addendum”, contenente regole quantitative applicabili alla singola banca sui NPL.
Allo stesso tempo, la Commissione ha posto in consultazione un pacchetto di norme, composto da due proposte differenti.
La prima, una direttiva contenente misure per migliorare la protezione dei creditori privilegiati che prevede: l’escussione extragiudiziale accelerata delle garanzie, l’eliminazione degli ostacoli alla gestione degli NPL da parte di soggetti terzi e l’istituzione di società nazionali di gestione degli attivi.
La seconda, relativa alla modifica del regolamento CRR, finalizzata a garantire una copertura sufficiente delle perdite sui crediti deteriorati futuri da parte delle banche.

Questa ampia produzione regolamentare di “orientamenti” delle Autorità di vigilanza definisce le modalità di gestione del credito deteriorato nelle banche, generando impatti sulle funzioni di Business e di Controllo. In particolare, gli “orientamenti” richiedono alle Banche di dotarsi di una strategia per ottimizzare la gestione degli NPL in relazione a tre punti focali, riguardanti il proprio modello di business, l’assetto organizzativo aziendale e il sistema di controlli interni dell’azienda.

In aggiunta a questi fattori, le autorità evidenziano la necessità di far fronte all’elevata presenza di crediti deteriorati nei bilanci aziendali. In risposta a questa esigenza, il contesto bancario nazionale ha già avviato un processo di cessione degli stock di NPL che ha subito una forte accelerazione con la fine del 2017 e nei primi mesi del 2018. In molti casi, ricorre anche l’opportunità di sfruttare al meglio il periodo di “phase-in” dovuto all’introduzione degli IFRS9 che permette di diluire gli effetti delle cessioni sul CET1.

La funzione di Internal Audit è dunque chiamata a svolgere un forte ruolo di Assurance, al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi aziendali nella gestione dei NPL e il rispetto delle politiche adottate in materia. In questo contesto, le funzioni di Internal Audit dovranno assicurare il controllo di numerosi elementi.

Primo fra tutti, la definizione delle strategie di gestione degli NPL stessi, con la conseguente creazione di un piano operativo generale.
Proseguendo, bisognerà assicurarsi che sia stato rafforzato il controllo di secondo livello (ad opera delle funzioni Risk Management e Compliance) nel monitoraggio dei presidi sugli NPL, definendo dei sistemi di early warning per il monitoraggio del credito, oltre a dei sistemi di escalation completi e strutturati.
Punto successivo la definizione, anche mediante policy, delle tipologie e delle modalità di concessione del credito (forbearance).
Ancora, si creerà la necessità di definire e monitorare le modalità di classificazione del credito e le sue relative rettifiche/cancellazioni.
Ultimo accorgimento ma di grande utilità la definizione e il monitoraggio delle modalità di valutazione delle garanzie immobiliari.

L’attività di audit, quindi, dovrà coniugare le competenze organizzative, metodologiche e di benchmarking (es. tecniche di audit), con le competenze di analisi regolamentare (utili per assicurare il rispetto agli standard attesi dalla Vigilanza) e con le competenze quantitative, necessarie per poter verificare, anche con logiche di back test, le valutazioni sui crediti anomali.

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