Tax Compliance: una nuova funzione di verifica

Il 15° aggiornamento alla Circolare 263/2006 del luglio 2013 ha inserito il rischio fiscale tra quelli interessati dal sistema dei controlli interni richiesti ai fini della vigilanza prudenziale sugli intermediari, attribuendo alla Funzione Compliance (e a quella Fiscale, secondo un modello graduato) il compito di verificare la conformità alle normative di natura tributaria. Una valutazione, questa, da effettuare assumendo come parametro essenziale non solo la disciplina dettata dal nostro Legislatore, ma anche fonti e istituti di matrice internazionale che gli intermediari italiani sono comunque tenuti ad attuare nonostante la derivazione estera.

Alcuni esempi: dalla Fatca alla Tobin Tax

Si pensi, ad esempio, alla normativa Fatca, disciplina Usa introdotta nell’ordinamento italiano dalla L. 95/2015 e direttamente impattante per gli intermediari finanziari, tenuti a identificare i titolari dei conti detenuti in Italia da cittadini statunitensi e a segnalare determinate informazioni all’Agenzia delle Entrate. O alla Tobin Tax di derivazione francese (articolo 235-ter ZD del French tax code), imposta sulle transazioni finanziarie effettuate da persone fisiche o giuridiche francesi aventi ad oggetto strumenti finanziari emessi da società operanti in Francia, applicabile a prescindere dal luogo di esecuzione e, dunque, anche agli intermediari italiani intervenuti nelle transazioni.

L’allocazione di un sistema di gestione e controllo del rischio fiscale (Tax Control Framework), finalizzato alla precisa rilevazione e misurazione del rischio, alla chiara attribuzione di ruoli e responsabilità e allo sviluppo di procedure correttive, all’interno di un più ampio sistema di governo aziendale e di controllo interno rappresenta, dunque, un’esigenza di estrema attualità per le società italiane.

In tale contesto, l’Amministrazione finanziaria sta cercando, sempre con maggior impegno, di sviluppare un dialogo costante e raggiungere accordi in piena trasparenza con i contribuenti. Con l’obiettivo non solo di ridurre l’asimmetria informativa, ma anche di realizzare un modello di controllo anticipato basato sulla certezza giuridica nei rapporti tra le parti e finalizzato alla prevenzione di potenziali controversie fiscali.

Il nuovo tipo di regime

Il D.Lgs. 128/2015, infatti, ha formalmente introdotto nel nostro ordinamento il regime di Adempimento Collaborativo, che costituisce una svolta epocale nei rapporti tra società e Fisco.

Si tratta di accordi di Tax Compliance che consentono di ottenere, attraverso la comune valutazione delle situazioni foriere di rischi fiscali e l’adempimento volontario degli obblighi tributari, una sostanziale riduzione delle incertezze sulla posizione fiscale delle società e, di conseguenza, prevenire sia il rischio finanziario sia quello reputazionale. Essi, inoltre, si candidano a ricoprire un ruolo di primaria importanza per lo sviluppo di nuovi modelli di business, tra cui economia digitale ed economia collaborativa, da considerare preminenti in un’era digitalizzata. Non è casuale, infatti, il considerevole interessamento del Legislatore tributario italiano nei confronti del mondo digitale, recentemente impattato dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), che ha istituito l’imposta sulle transazioni digitali (la cosiddetta “web tax”) in relazione alle prestazioni di servizi effettuate con mezzi elettronici. Che ha oltretutto introdotto a partire dal 1° gennaio 2019 un sistema generalizzato di fatturazione elettronica.

Finora gli accordi di Tax Compliance sono stati cercati (e raggiunti) solamente con aziende di grandi dimensioni (fatturato superiore a 10 mld), ma si tratta di uno scenario destinato a mutare in maniera considerevole, dato che, a partire dal 2020, la platea dei soggetti legittimati a beneficiarne si estenderà considerevolmente, abbracciando anche le imprese con fatturato superiore a 100 mln.

Un aiuto da NIKE Group

In tale contesto, dunque, attraverso la definizione di modelli organizzativi per l’attribuzione di ruoli e responsabilità, l’esecuzione di risk assessment fiscali, la stesura di documentazione interna e la fornitura di strumenti di regulatory data providing, Nike Group si pone come interlocutore specializzato nella condivisione di metodologie e strumenti per la corretta definizione (e la successiva manutenzione) di sistemi di gestione e controllo del rischio fiscale e l’accesso al regime di Adempimento Collaborativo.

In ambito fiscale, le società e gli intermediari devono gestire, di fatti, una complessa evoluzione organizzativa e normativa, caratterizzata altresì da un’elevata instabilità della disciplina. Sulla base dei dati raccolti attraverso i servizi dedicati da Nike Group, emerge che:

  • Solamente nell’ultimo anno, sono state emanate 114 fonti normative fiscali nazionali;
  • All’inizio del 2017, nella base dati del Servizio Matrico (matrice dei rischi, controlli e verifiche di Compliance) erano presenti 1593 requisiti normativi fiscali, divisi in 20 categorie di imposte/adempimenti;
  • Nell’arco del 2017, sono stati 445 (circa il 28%) i requisiti normativi di nuova introduzione, modificati o eliminati a seguito del recepimento di novità normative, che hanno innalzato il numero complessivo di requisiti presenti nella Matrice Fiscale a 1753 unità.

È facile intuire, quindi, la portata qualitativa e quantitativa dei servizi offerti da Nike Group, capace di integrare attività di sviluppo di un framework di gestione del rischio fiscale con la fornitura di dati normativi precisi e aggiornati attraverso informative specializzate, basi dati complete e strumenti di approfondimento sull’impatto dei cambiamenti fiscali, approvati o in fase pre-normativa.