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UIF, la sintesi per i rischi 2018

Un rischio concreto

In Italia, ormai da diversi anni, il rischio di riciclaggio di denaro si attesta come “molto significativo”, ossia il gradino più alto nella scala globalmente accettata. Secondo l’analisi condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria – o National Risk Assessment – anche il finanziamento al terrorismo risulta marcato, attestandosi su “abbastanza significativo”, cioè il penultimo gradino nella scala. Alla base di tale valutazione, in particolare, si ritrovano i fattori di contesto che permeano il sistema economico: l’uso ancora molto diffuso del contante e il ruolo della cosiddetta economia non osservata – ossia quella sommersa, derivata da traffici illegali -. In relazione all’economia non osservata, l’Analisi, che ha beneficiato dell’apporto dei dati Istat del Report 2018, ha rilevato che questa valeva, nel 2016, circa 210 miliardi di euro, pari al 12,4 % del PIL. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali – droga, prostituzione e contrabbando di sigarette, incluso l’indotto – a circa 18 miliardi. Una bella cifra.

Nel bene e nel male

Sostanzialmente, però, se da un lato abbiamo rischi elevati dal punto di vista di riciclaggio e terrorismo, dall’altra i presidi sviluppati volti a fronteggiare gli stessi risultano complessivamente adeguati. A detta delle autorità competenti: “Le segnalazioni di operazioni sospette sono ulteriormente aumentate nel numero e nella qualità; la rete di collaborazione tra autorità risulta solida; gli scambi informativi con l’estero si intensificano e diventano più sistematici”. Chiare le parole del direttore dell’UIF, Claudio Clemente, che ha presentato il resoconto dell’indagine annuale. Nonostante un’attenzione al tema complessivamente incalzante, l’UIF sottolinea come permangano però alcune carenze nella partecipazione al sistema da parte di talune categorie di operatori, che faticano ad inserirsi nel tessuto prudenziale legato ai finanziamenti illeciti.

Dati utili

Volendo snocciolare qualche numero, l’UIF afferma che “Le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse continuano ad aumentare in modo significativo. Nel 2018 – prosegue il Direttore – sono state complessivamente 98.030, circa 4200 in più rispetto al 2017 (+4,5%). I risultati […] appaiono confermati dalle oltre 35.000 segnalazioni oggetto di approfondimento investigativo da parte della Guardia di Finanza e delle circa 1500 confluite in indagini della Direzione Investigativa Antimafia”. Sulle segnalazioni, un ruolo fondamentale lo giocano Banche e Poste con oltre il 72% delle segnalazioni pervenute, anche se in leggera inflessione a causa dei nuovi player ed operatori diversi dalle banche, da cui proviene il 20,9% delle segnalazioni. Gli istituti di pagamento, gli istituti di moneta elettronica e i punti di contatto di intermediari europei sono i principali segnalatori.

Una fiducia ben riposta

Il tessuto economico del nostro paese, nonostante le zone d’ombra, appare dunque sano. Andrebbe sicuramente migliorato il contributo da parte del settore privato, ma generalmente i presidi nazionali sono adeguati. “Sappiamo che il futuro ci riserva un impegno gravoso e connotato da non poche incertezze. Lo affrontiamo con fiducia perché l’esperienza di questi anni ci ha mostrato che l’apparato di antiriciclaggio italiano, di cui onoriamo di essere parte, è dotato di forze a volte insperate che hanno consentito, nonostante la dimensione delle minacce, di raggiungere risultati di grande rilievo, riconosciuti in ambito internazionale”, chiosa il direttore UIF. “Siamo convinti che il sistema antiriciclaggio debba rappresentare l’evidenza concreta della moltitudine dei cittadini che non hanno fatto finta di non vedere. Come UIF, nei confronti di questi cittadini siamo debitori di ogni sforzo perché la loro fiducia nello Stato non sia tradita ma porti ai più tangibili risultati”, conclude.