V direttiva AML: cosa c’è da sapere

Correre ai ripari

Il riciclaggio di denaro è indubbiamente una delle attività illegali più floride dei nostri tempi. Secondo delle recenti ricerche condotte dalle Nazioni Unite, il volume complessivo del denaro sporco nel mondo equivale a 2mila miliardi di dollari, che si traducono tra il 2% e il 5% del PIL mondiale. Ripensando ai recenti scandali legati ai Panama Papers o ai fumosi scambi della banca russa Troika Dialog, le cifre non sembrano così lontane dalla realtà. Per contrastare queste pratiche criminose, dagli anni ’90 il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno emanato diverse Direttive antiriciclaggio, ultima in ordine di tempo la Direttiva Europea 2018/843 del 30 maggio 2018, meglio conosciuta come V direttiva antiriciclaggio. Applicabile dal 10 di ottobre 2019, la normativa mira ad armonizzare e recepire tutte le direttive precedenti, modificandone alcuni punti e potenziandone altri.

Premesse

La Direttiva n. 2018/843 è composta da cinquantacinque premesse o “considerando” che forniscono il quadro di riferimento nel quale si innestano le innovazioni apportate, riportano indicazioni vincolanti per gli Stati in merito all’imposizione delle conseguenti modifiche organizzativo-istituzionali nelle legislazioni di riferimento.

Il successivo articolo 1, con i suoi quarantaquattro punti, modifica altrettanti articoli della IV Direttiva aggiungendone nuovi, in un’ottica di puntuale riformulazione di norme già esistenti e di introduzione di nuovi principi. Di seguito vengono esaminati i principali requisiti normativi della V Direttiva.

Estensione del perimetro di soggetti obbligati alle disposizioni antiriciclaggio

Uno dei punti maggiormente impattanti della V Direttiva sulla disciplina previgente riguarda l’allargamento dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio. Rispetto al precedente elenco di soggetti obbligati, infatti, le nuove disposizioni prevedono che si conformino agli obblighi anche:

·       i prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute aventi corso forzoso e i prestatori di servizi di portafoglio digitale (come si vedrà meglio nel seguito);

·       le persone che commerciano o conservano opere d’arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle stesse, anche quando tale attività è effettuata da gallerie d’arte, case d’asta o porti franchi, per valori pari o superiori a 10.000 euro.

Prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali legali (exchange) e di portafoglio digitale (e-wallet)

L’attuale tema dell’anonimato in riferimento alle valute virtuali è il primo punto preso in esame. Mentre la normativa precedente andava ad impattare solo i soggetti prestatori di servizi di cambio e di custodia, le attuali disposizioni, al fine di favorire la maggiore collaborazione tra le FIU (Financial Intelligence Units) di ciascun Paese comunitario (in Italia, la UIF di Banca d’Italia), hanno previsto la possibilità per le stesse di istituire e mantenere una banca dati centrale in cui siano registrate le identità degli utenti, gli indirizzi dei portafogli, dando anche la possibilità agli utenti di presentare su base volontaria un’autodichiarazione che certifichi la loro attività come exchange, al fine di favorire l’associazione degli indirizzi della valuta virtuale alla reale identità del proprietario della stessa. La V Direttiva passa poi alla definizione degli exchange come prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute con corso forzoso e degli e-wallet come prestatori di servizi di portafoglio digitale che forniscono servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei clienti al fine di detenere, memorizzare o trasferire valute virtuali.

Registro dei titolari effettivi – interconnessione a livello europeo di informazioni su società e trust

Al fine di favorire una maggiore trasparenza ed accessibilità ai dati ed alle informazioni sulle società, trust, e soggetti giuridici affini – anche per venire incontro alle esigenze di fiducia degli investitori – evitando altresì l’occultamento di attività criminali dietro strutture societarie particolarmente complesse, uno degli aspetti principali della V Direttiva riguarda gli obblighi di identificazione e verifica dell’identità dei titolari effettivi. In particolare, uno degli obiettivi che il dettato normativo cerca di raggiungere è quello di evitare che la frammentazione dei dati nazionali sull’identità dei titolari effettivi possa nuocere alle Autorità competenti alla lotta del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e delle attività criminali sottostanti. Proprio in ottica di raggiungimento di tali obiettivi, è previsto l’accesso ai registri nazionali dei titolari effettivi di società e trust da parte di qualunque persona fisica e giuridica che possa dimostrare un legittimo interesse alla consultazione.

Ampliamento della cooperazione tra le autorità a livello nazionale e internazionale

Sebbene l’evoluzione normativa in materia abbia sempre posto particolare attenzione al tema della collaborazione tra Autorità competenti nazionali ed internazionali, la V Direttiva AML ha ulteriormente rafforzato il concetto di necessità di trasparenza generale del contesto economico e finanziario dell’Unione Europea. Un gruppo di disposizioni si rivolge perciò all’ampliamento della collaborazione tra le Autorità preposte al contrasto al riciclaggio ed al terrorismo, sia a livello nazionale che internazionale. In tal senso, è richiesta una maggiore cooperazione tra gli Stati e la Commissione Europea, richiedendo ai Paesi di attribuire alle Autorità Nazionali competenti i poteri adeguati al fine di esigere le informazioni richieste o imponendo specifici obblighi di informativa. Il centrale ruolo delle Unità di Informazione Finanziaria (c.d. UIF), anche nel contrasto al terrorismo transfrontaliero, viene così maggiormente valorizzato attraverso la previsione che esse dispongano di tutte le informazioni necessarie all’esecuzione delle proprie attività e che siano in grado di favorire il loro scambio in sede di cooperazione internazionale.

Limiti della moneta elettronica

Lo strumento dell’anonimato è sicuramente una delle preoccupazioni maggiore che la direttiva mira ad armonizzare. La riduzione delle soglie esistenti delle carte prepagate anonime aiuta a ridurre il loro utilizzo per finanziamenti illeciti o riciclaggio di denaro. Gli Stati membri possono, poi, consentire ai soggetti obbligati di modulare le misure di adeguata verifica per i soggetti che fanno uso di moneta elettronica, se si riscontrano specifiche condizioni di mitigazione del rischio.

La proposta di NIKE Group

NIKE Group offre supporto nella revisione ed efficientamento dei processi di controllo antiriciclaggio, procedendo ad assessment e gap analysis regolamentari dell’impianto di controllo, aggiornamento dei processi e della normativa interna, garantendo la compliance in materia di adeguata verifica, profilazione del rischio, controlli nel continuo, autovalutazione dell’efficacia dei presidi antiriciclaggio.

NIKE propone anche AML Portal, uno strumento di utilizzo immediato che realizza un modello di servizio completo e aggiornato a supporto dei controlli AML, incluso l’esercizio dell’autovalutazione per il quale è stato sviluppato un impianto risk-based di valutazione dei rischi e delle vulnerabilità dei presidi AML conforme alle indicazioni di Banca d’Italia, capace di coprire tutte le casistiche di destinatari dell’obbligo normativo.