Blockchain, MISE e IBM per difendere il Made in Italy

Blockchain e Made in Italy

Le enormi potenzialità della tecnologia Blockchain sono sul banco dello Stato italiano già da un po’ di tempo. Con la legittimazione dei registri distribuiti attraverso il “decreto semplificazioni” prima e con l’entrata dell’Italia nella European Blockchain Partnership poi, il nostro paese sta vivendo in questo campo un momento di forte tecnologizzazione. Adesso, a diversi mesi da questi due eventi significativi, il Mise compie un nuovo passo in avanti: con la collaborazione di IBM Italia, infatti, il 14 novembre ha lanciato l’ambizioso progetto chiamato “La Blockchain per la tracciabilità del Made in Italy”. L’idea alla base consta di 3 punti focali molto semplici: difendere l’eccellenza italiana nel mondo, promuovere una capillare lotta alla contraffazione e sostenere la competitività delle imprese manifatturiere italiane. È probabilmente la prima volontà di applicazione capillare in Italia di tale tecnologia, che farà da apripista a cascata a molti altri progetti – già in sviluppo -. Il progetto è stato presentato presso il Salone degli Arazzi del Dicastero, nel corso dell’evento a cui hanno preso parte il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, e il presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Enrico Cereda.

Lo studio: problemi e soluzioni

Lo studio di fattibilità del MISE viene declinato individuando le principali problematiche legate alla filiera produttiva. Partendo dall’accessibilità di tali servizi fino ad arrivare al loro utilizzo, alla loro gestione e al loro aggiornamento, il filo conduttore snocciola tutti i potenziali problemi e le eventuali soluzioni. Creando infine un primo prototipo di piattaforma Blockchain da usare in condivisione. Vi sono poi alcuni esempi concreti di come la piattaforma dovrebbe funzionare: prendendo come esempio una“azienda x” produttrice di lino, lo studio snoda il filo conduttore di tutti i passaggi del prodotto, dalla produzione, alla lavorazione, allo stoccaggio e alla distribuzione finale al cliente, che potrà essere certo di quello che compra in quanto tracciato dall’inizio alla fine. Questo porta a due conclusioni fondamentali: la prima, che l’applicazione della blockchain è davvero ascrivibile a qualsiasi filiera produttiva. La seconda, che in questa maniera si renderanno sia i produttori – tenuti a tenere traccia di tutto – e i consumatori – volenterosi di conoscere la provenienza dei prodotti – consapevoli di quello che è il ciclo di vita di un prodotto, aumentando l’awarness sulla loro contraffazione.

la parola degli esperti

Oggi presentiamo i risultati di una prima sperimentazione del Mise che utilizza la Blockchain e le tecnologie basate sui registri distribuiti”, dichiara in una nota Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico. “Stiamo lavorando a livello europeo nell’ambito della European Blockchain Partnership al fine di esportare il modello italiano di protezione delle filiere produttive attraverso le tecnologie emergenti. Pensiamo che in questo ambito il nostro Paese possa giocare un ruolo di leader a livello comunitario”, conclude, a riprova che su queste tecnologie l’Italia possa davvero giocare un ruolo chiave a livello europeo, come sperato da molti. I fatti, per lo meno, ci sono tutti. “L’apertura alla competizione dei mercati globali – gli fa eco Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia – pone il brand Made in Italy nella condizione di dover assicurare la massima trasparenza e tracciabilità. L’uso della Blockchain è l’innovazione che può consentire alle nostre imprese di garantire i propri prodotti, differenziandoli in termini di qualità e sostenibilità. Questo permetterà ai consumatori di scegliere con la massima consapevolezza, garantendo alle aziende un ritorno importante in termini di fiducia”.

Trust your Supplier, l’affidabilità al centro

È una la parola attorno alla quale ruota tutto il concetto: affidabilità. È quella che il produttore vuole da un altro produttore – nel caso del B2B – e che a loro volta i clienti esigono da entrambi – nei casi del B2C -. È la sicurezza dei prodotti che acquistiamo: non solo la provenienza, ma anche la lavorazione, gli standard che vengono rispettati, la quantità di “gradini” che dividono la nascita di un prodotto dalla sua morte. È un biglietto valido per un mercato sì competitivo, ma corretto. Egualitario. Senza contraffazioni. IBM non è nuova a queste idee: da qualche mese ha lanciato sul suo sito la campagna “Trust Your Supplier”, un progetto volto a raccogliere diverse società con in mente un singolo obbiettivo: creare una rete Blockchain unica e condivisibile, popolata dai dati che ogni azienda inserisce volontariamente. Anche nel suo piccolo, NIKE supporta questa nuova tecnologia, avendo creato la propria Blockchain con le migliori tecnologie a disposizione, per essere sempre al passo con gli sviluppi intorno a cui il mondo finanziario vortica ogni giorno.

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